Il viaggio diventa terapia: la “Svezia su prescrizione” inaugura un nuovo paradigma di benessere

Un viaggio può diventare una forma di cura? La Swedish Prescription, sviluppata da Visit Sweden insieme al Karolinska Institutet, introduce un nuovo paradigma di benessere: il viaggio come intervento preventivo per stress, ansia e burnout, fondato su evidenze scientifiche. Natura, ritmo lento e ambienti rigenerativi entrano così nel lessico della salute pubblica, ridefinendo il turismo come esperienza terapeutica

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05 Gennaio, 2026

E se un viaggio potesse essere una cura per mente e corpo? Non una metafora, non un modo di dire, ma un trattamento reale, fondato su evidenze scientifiche e riconosciuto da professionisti della salute. È la domanda che ha guidato Visit Sweden e la professoressa Yvonne Forsell del Karolinska Institutet, una delle principali istituzioni europee specializzate in medicina, salute pubblica ed epidemiologia, nella creazione della Swedish Prescription, il primo protocollo medico che permette ai pazienti di ricevere una vera prescrizione di viaggio per affrontare stress, ansia, sovraccarico mentale e sintomi correlati al burnout. Non un semplice invito al turismo, ma un approccio clinico che utilizza paesaggi, silenzio, rituali culturali e ambienti naturali come strumenti di regolazione fisiologica e mentale.

La Swedish Prescription come protocollo medico

La Swedish Prescription non è una campagna creativa né un esercizio di immaginazione nordica. È un protocollo fondato su studi reali condotti dalla professoressa Yvonne Forsell del Karolinska Institutet, specialista in salute pubblica, stress, depressione e fattori di rischio psico-fisici nelle popolazioni urbane. Alla base c’è un corpus di ricerche che dimostra come l’esposizione prolungata alla natura, la riduzione dei carichi cognitivi e la modifica dell’ambiente sensoriale incidano sulla regolazione del cortisolo, sul sistema nervoso autonomo e sulla percezione soggettiva dello stress.

L’iniziativa nasce da un presupposto chiaro: lo stress cronico, l’ansia e l’affaticamento mentale sono in crescita nelle società industrializzate e colpiscono in modo particolare chi vive in ambienti densamente urbanizzati. Le ricerche del Karolinska indicano che il contatto con spazi verdi, ambienti acquatici, foreste e ecosistemi non antropizzati riduce in modo misurabile i livelli di stress fisiologico. Queste evidenze, integrate con studi su attività fisica, camminate lente, immersione sensoriale e routine culturali come il “fika”, la tradizionale pausa svedese dedicata a rallentare, bere un caffè, mangiare qualcosa di semplice e soprattutto coltivare una conversazione informale e non produttiva, hanno costituito la base teorica per definire il viaggio non come evasione, ma come intervento terapeutico vero e proprio.

Visit Sweden ha quindi collaborato con la professoressa Forsell per tradurre questi risultati in procedure applicabili: linee guida su durata minima dell’esposizione alla natura, tipologia di attività consigliate, elementi ambientali da privilegiare, ritmi di vita suggeriti durante la permanenza. L’obiettivo non è sostituire percorsi clinici convenzionali, ma affiancarli con un approccio preventivo che sfrutta il potere regolativo dell’ambiente.

La Swedish Prescription, così strutturata, introduce una domanda nuova nel dibattito internazionale sulla salute pubblica. Se un ambiente può modificare parametri fisiologici misurabili, perché non inserirlo tra gli strumenti ufficiali della medicina preventiva?

Come natura, ambiente e ritmo lento agiscono su stress, sistema nervoso e salute mentale

Il protocollo Swedish Prescription si fonda su un principio ormai consolidato nella ricerca internazionale: l’ambiente influenza in modo diretto e misurabile la fisiologia dello stress. Gli studi del Karolinska Institutet dimostrano che l’esposizione a contesti naturali riduce l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, responsabile della produzione di cortisolo.

La letteratura scientifica su cui si basa il protocollo include studi longitudinali che documentano come immersioni regolari in ambienti verdi o acquatici producano diminuzioni significative della tensione muscolare, della frequenza cardiaca e della sensazione soggettiva di sovraccarico.

Il Karolinska ha inoltre analizzato gli effetti della restorative environment theory: spazi caratterizzati da elementi naturali, luce diffusa, stimoli sensoriali non eccessivi e ritmi non competitivi migliorano la capacità di recupero dell’attenzione e riducono il rischio di ansia cronica.

Un altro elemento centrale è il ruolo dell’attività fisica lieve, tipica dei paesaggi scandinavi. Camminate lente, percorsi nei boschi, esplorazioni lungo i laghi. Queste pratiche attivano il sistema parasimpatico, favorendo un miglioramento della regolazione emotiva. Si tratta di un approccio preventivo integrato: il corpo rallenta, la mente si decongestiona e il sistema nervoso autonomo torna a oscillare in modo più fisiologico.

Un caso di studio globale: come la Swedish Prescription ha trasformato il viaggio in un tema di salute pubblica

La Swedish Prescription non è rimasta un’iniziativa circoscritta al turismo nordico. Nel giro di poche settimane dalla sua presentazione, è diventata un caso studio internazionale analizzato da media, istituti di ricerca e professionisti della salute di tutto il mondo.

La presenza del Karolinska Institutet ha garantito credibilità scientifica all’iniziativa e in diversi Paesi, medici di base e psicologi hanno commentato la scelta svedese evidenziando come il modello integri due dimensioni spesso separate: la prevenzione clinica e il benessere ambientale. L’idea che un viaggio possa essere parte di un percorso terapeutico ha aperto discussioni su come la medicina occidentale possa ampliare i propri strumenti, includendo elementi legati alla qualità dell’ambiente, all’esposizione alla natura e al tempo qualitativo.

Anche il settore del turismo ha osservato la Swedish Prescription come un caso esemplare di “turismo terapeutico basato su evidenze”. Diversi analisti hanno sottolineato che l’iniziativa non si limita a invitare i viaggiatori a esplorare il Paese, ma propone un nuovo modo di concepire l’esperienza turistica. Non come consumo, ma come recupero psicofisico misurabile.

L’impatto mediatico ha contribuito a consolidarne la portata: report, articoli e approfondimenti hanno enfatizzato il fatto che la Svezia è il primo Paese ad aver legittimato il viaggio come intervento terapeutico riconosciuto. In un contesto globale segnato dall’aumento dello stress, dal burnout lavorativo e dalla sovrastimolazione digitale, la Swedish Prescription ha intercettato un bisogno collettivo.

Perché il modello svedese parla al mondo

Il successo della Swedish Prescription non si comprende solo guardando alla Svezia, ma osservando il contesto globale in cui si inserisce. L’Italia, al pari di molti Paesi europei, sta vivendo un aumento significativo di condizioni legate allo stress cronico, alla fatica mentale e alla difficoltà di recupero psico-fisico. Secondo i dati ISTAT sulla salute e il benessere, la quota di individui che dichiara livelli elevati di stress o tensione è cresciuta negli ultimi anni, con picchi nelle fasce di popolazione che vivono in centri urbani o lavorano in settori ad alta intensità cognitiva. La percezione di “sovraccarico mentale” è un indicatore che ha mostrato un trend costante di crescita. Parallelamente si rileva un incremento dei fattori di rischio psicosociale nei luoghi di lavoro, con il burnout che entra stabilmente nel catalogo delle criticità da monitorare. La Commissione Europea, nel piano strategico per la salute mentale pubblicato nel 2023, identifica proprio stress, ansia e fatica cognitiva come priorità emergenti per i sistemi sanitari dei Paesi membri. In questo scenario, l’idea di integrare attività rigenerative nei percorsi di prevenzione diventa immediatamente pertinente.

E se il Veneto fosse una meta ideale per il “viaggio terapia”?

Se la Swedish Prescription dimostra che un territorio può diventare uno strumento clinico di prevenzione, il passo successivo è chiedersi quali regioni italiane dispongano delle condizioni per sviluppare un modello analogo. Il Veneto, osservato da una prospettiva scientifica e ambientale, rientra tra i candidati più idonei: possiede le terme più antiche d’Europa, ecosistemi lagunari unici, borghi storici riconosciuti per qualità di vita e un patrimonio naturale variegato che permette di replicare molti dei meccanismi rigenerativi studiati dal Karolinska Institutet.

L’area termale di Abano e Montegrotto, il più grande bacino termale d’Europa, offre un contesto clinicamente rilevante: acque ipertermali certificate, fanghi con protocolli terapeutici riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale, tradizione secolare di trattamenti riabilitativi e un ambiente urbano pensato per la decongestione sensoriale. Le ricerche condotte negli anni dall’Università di Padova e dagli istituti termali regionali documentano effetti concreti su infiammazione, recupero muscolare, stati ansiosi e qualità del sonno, caratteristiche che la collocano tra le destinazioni italiane più simili ai modelli di “cura ambientale” scandinavi.

Bassano del Grappa e Asolo presentano un altro tipo di valore terapeutico: paesaggi collinari, architetture armoniche, camminabilità elevata, assenza di rumore urbano e una dimensione estetica che favorisce la riduzione della pressione sensoriale. Studi sulla relazione tra paesaggio culturale e benessere psicologico, condotti a livello europeo, confermano che i borghi ad alta qualità estetica producono miglioramenti nell’umore e nella regolazione dello stress. Bassano e Asolo rientrano a pieno titolo in questa categoria.

La costa veneta aggiunge un ulteriore tassello: ambienti come il Giardino Botanico di Porto Caleri, a Rosolina Mare, sono riconosciuti da ISPRA e da enti regionali come ecosistemi di elevata biodiversità, caratterizzati da boschi litoranei, dune, zone umide e percorsi immersivi. Si tratta di ambienti che replicano i contesti naturali più efficaci nei protocolli scandinavi: silenzio, acqua, luce naturale, bassa densità antropica. La letteratura scientifica internazionale dimostra che gli ambienti blu come lagune, coste, corsi d’acqua naturali, hanno effetti positivi sulla riduzione dell’ansia e sulla regolazione cardiaca, rendendo queste aree strumenti naturali di benessere preventivo.

Considerando questi elementi, il Veneto non solo può ispirarsi alla Swedish Prescription, ma possiede già la materia prima per sviluppare un modello proprio: un insieme di luoghi che, per caratteristiche diverse, attivano i meccanismi neurofisiologici del recupero. Il punto non è imitare la Svezia, ma riconoscere che la salute pubblica può dialogare con il territorio in modo strutturato, trasformando un viaggio vicino a casa in un trattamento di rigenerazione reale.


Articolo a cura di Ilaria De Togni

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