{"id":14239,"date":"2026-08-03T09:47:53","date_gmt":"2026-08-03T07:47:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noooagency.com\/?post_type=noooborders&#038;p=14239"},"modified":"2026-08-27T10:13:00","modified_gmt":"2026-08-27T08:13:00","slug":"arriva-il-disagio-culturale-da-troppa-ia","status":"publish","type":"noooborders","link":"https:\/\/www.noooagency.com\/noooborders\/arriva-il-disagio-culturale-da-troppa-ia\/","title":{"rendered":"Arriva il disagio culturale da troppa intelligenza artificiale?"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla fine di luglio 2026 <strong>LinkedIn<\/strong> ha inserito nel menu dei post una nuova voce di feedback: <strong><em>\u201cSeems like AI slop\u201d<\/em>. <\/strong>Non certifica che un contenuto sia stato scritto da una macchina e non espone pubblicamente chi lo segnala. Registra, pi\u00f9 semplicemente, che quel post appare artificiale, seriale, privo di una voce riconoscibile. In meno di un mese, secondo i dati ufficiali pubblicati dalla piattaforma, <strong>il pulsante \u00e8 stato usato oltre un milione di volte.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>LinkedIn afferma inoltre che i contenuti classificati come probabile slop <strong>raccolgono oggi circa il 40% di visualizzazioni in meno rispetto a poche settimane prima.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un dettaglio di prodotto, ma racconta un cambiamento culturale. Per anni le piattaforme ci hanno chiesto di scegliere quali argomenti volessimo vedere, quali persone seguire, quali annunci nascondere. Ora una di loro ci domanda anche se ci\u00f2 che stiamo guardando sembra avere davvero qualcuno dietro. L\u2019origine del contenuto entra nell\u2019interfaccia e diventa una preferenza dell\u2019utente.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Oltre l\u2019AI s\u00ec \/ AI no<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Sarebbe facile trasformare questo segnale nell\u2019ennesimo referendum \u00abAI s\u00ec \/ AI no\u00bb. Sarebbe anche poco utile. Le stesse piattaforme che provano a ridurre lo slop integrano strumenti generativi nei propri prodotti; milioni di persone li usano per tradurre, montare, ideare, riassumere o migliorare un lavoro reale. Il problema non \u00e8 la semplice presenza dell\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 ci\u00f2 che accade quando la capacit\u00e0 di produrre cresce molto pi\u00f9 velocemente della capacit\u00e0 di scegliere, verificare e attribuire un significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il valore inizia cos\u00ec a spostarsi dalla produzione alla provenienza, da quanto \u00e8 perfetto ci\u00f2 che vediamo a chi ne risponde, perch\u00e9 esiste, da quale esperienza arriva e quale rapporto conserva con il mondo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>\u00abSlop\u00bb: la parola dell\u2019anno che non significa semplicemente \u00abcontenuto fatto con l\u2019IA\u00bb<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel 2025 gli editor di <a href=\"https:\/\/www.merriam-webster.com\/wordplay\/word-of-the-year\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Merriam-Webster hanno scelto slop come parola dell\u2019anno<\/a>, definendolo come contenuto digitale di bassa qualit\u00e0, prodotto solitamente in quantit\u00e0 attraverso l\u2019intelligenza artificiale. La parola funziona perch\u00e9 descrive meno un difetto tecnico che una sensazione. L\u2019impressione di trovarsi davanti a qualcosa riversato nel feed soltanto perch\u00e9 poteva essere generato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo slop pu\u00f2 essere grammaticalmente corretto, visivamente levigato e perfino utile in superficie. Il suo tratto distintivo \u00e8 l\u2019asimmetria: per chi lo produce il costo tende a zero; per chi lo incontra restano intatti il tempo di lettura, lo sforzo di interpretazione e il dubbio sulla qualit\u00e0. \u00c8 un contenuto che <strong>privatizza l\u2019efficienza e distribuisce sul pubblico il lavoro cognitivo che prima spettava a un autore, a un editor o a un brand.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per questo non tutto ci\u00f2 che \u00e8 generato \u00e8 slop e non tutto lo slop \u00e8 generato. Internet conosce da sempre clickbait, contenuti duplicati, recensioni fasulle, fotografie stock senza specificit\u00e0 e testi SEO costruiti per occupare una query. L\u2019AI ha solo reso possibile moltiplicare la mediocrit\u00e0 con una velocit\u00e0 prima irraggiungibile e, nello stesso tempo, ha reso molto pi\u00f9 difficile capire dove finisca l\u2019assistenza e inizi la delega completa.<\/p>\n\n\n\n<p>Confondere l\u2019uso dell\u2019AI con lo slop punirebbe lavori ibridi, persone che usano strumenti di accessibilit\u00e0 o traduzione e contenuti validi soltanto perch\u00e9 non sono \u201cpuri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1672\" height=\"941\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/TroppaAI_02.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14242\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il collasso della differenza<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Una delle stime pi\u00f9 ampie disponibili arriva dallo studio <em>\u201cThe Impact of AI-Generated Text on the Internet\u201d<\/em>, pubblicato nell\u2019aprile 2026 da ricercatori di Imperial College London, Internet Archive e Stanford. Analizzando un campione rappresentativo di siti pubblicati tra il 2022 e il 2025 e conservati da Internet Archive, gli autori stimano che, a met\u00e0 2025, circa il 35% dei nuovi siti fosse classificabile come generato o assistito dall\u2019AI, contro valori prossimi allo zero prima del lancio di ChatGPT.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento del testo sintetico \u00e8 associato a una minore diversit\u00e0 semantica e a un tono pi\u00f9 positivo, ma non emerge una riduzione statisticamente significativa dell\u2019accuratezza fattuale o della diversit\u00e0 stilistica complessiva. Il rischio immediato, dunque, non \u00e8 soltanto un internet pi\u00f9 \u00abfalso\u00bb. Pu\u00f2 essere un internet pi\u00f9 simile a s\u00e9 stesso: competente, ottimista, ordinato e progressivamente meno specifico. La saturazione non coincide necessariamente con il collasso della qualit\u00e0 minima; coincide con il collasso della differenza percepibile.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ogni economia dell\u2019abbondanza crea una nuova scarsit\u00e0<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019automazione riduce il costo del contenuto senza ridurre il costo umano del consumo. Un articolo continua a richiedere minuti, un video continua a occupare tempo, una recensione continua a influenzare una decisione reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a poco tempo fa la produzione stessa era un segnale. Una fotografia impeccabile indicava accesso a professionisti, set, tempo e budget. Un\u2019analisi lunga lasciava immaginare ricerca, competenza ed editing. Quel segnale si \u00e8 indebolito e oggi la superficie del lavoro pu\u00f2 essere ottenuta senza il processo che, in passato, la rendeva credibile. Se generare \u00e8 quasi gratuito, a diventare rari sono il tempo per verificare, l\u2019attenzione necessaria per distinguere e la fiducia sufficiente per fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero costo dello slop \u00e8 allora un\u2019imposta di verifica. Ogni contenuto anonimo ci costringe a chiederci se l\u2019esperienza raccontata sia avvenuta, se la recensione provenga da un acquisto, se la persona esista, se il dato abbia una fonte, se l\u2019immagine documenti qualcosa oppure lo simuli. Pi\u00f9 cresce questa <strong>tassa invisibile<\/strong>, pi\u00f9 aumenta il valore di chi riesce a ridurla con una firma, una reputazione, una storia verificabile o un legame diretto.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il rifiuto dell\u2019IA entra nelle principali piattaforme social<\/h4>\n\n\n\n<p>Le piattaforme intervengono raramente per ragioni estetiche astratte e lo fanno quando un fenomeno mette a rischio la qualit\u00e0 percepita dell\u2019esperienza, la permanenza o la fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ottobre 2025 <strong>Pinterest<\/strong> ha introdotto un controllo che consente di ridurre nel feed i Pin generati o modificati con AI in categorie particolarmente esposte, dall\u2019arte alla bellezza, dalla moda all\u2019arredo e, in seguito, al food &amp; drink. Un mese dopo <strong>TikTok<\/strong> ha annunciato il test di un\u2019impostazione analoga dentro \u201cManage topics\u201d: non un divieto, ma la possibilit\u00e0 di scegliere quanta AIGC (AI-generated content) vedere nella pagina For You. TikTok ha inoltre dichiarato che la combinazione di autodichiarazioni, modelli di rilevazione e Content Credentials aveva gi\u00e0 contribuito a etichettare oltre 1,3 miliardi di video.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gennaio 2026 anche <a href=\"https:\/\/blog.youtube\/inside-youtube\/the-future-of-youtube-2026\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">YouTube ha dedicato una sezione della lettera annuale del CEO alla gestione dell\u2019AI slop<\/a>, promettendo di estendere i sistemi usati contro spam, clickbait e contenuti ripetitivi. Nella stessa lettera, per\u00f2, la piattaforma spiegava che pi\u00f9 di un milione di canali avevano usato quotidianamente i suoi strumenti creativi AI nel solo mese di dicembre.<\/p>\n\n\n\n<p>YouTube, come le altre piattaforme, non stanno opponendo creazione umana e creazione automatica. Stanno cercando di separare l\u2019AI come strumento espressivo dall\u2019AI come strategia di volume.<\/p>\n\n\n\n<p>LinkedIn porta questo movimento un passo oltre, affidando agli utenti non la diagnosi della tecnologia ma un giudizio di valore: \u201csembra slop\u201d. \u00c8 una scelta potente e rischiosa. Pu\u00f2 diventare un\u2019arma contro stili standardizzati, contro chi scrive in una seconda lingua o contro idee impopolari; non offre una prova d\u2019autorialit\u00e0. Ma segnala che, quando il confine tecnico \u00e8 incerto, le piattaforme iniziano a misurare il <strong>disagio culturale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Cosa pensano le persone del ruolo dell\u2019IA nel giornalismo e nella societ\u00e0<\/h4>\n\n\n\n<p>Il <a href=\"https:\/\/reutersinstitute.politics.ox.ac.uk\/generative-ai-and-news-report-2025-how-people-think-about-ais-role-journalism-and-society\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Generative AI and News Report 2025 del Reuters Institute<\/a> offre una delle fotografie pi\u00f9 nitide di questa distinzione. Nel sondaggio condotto da <strong>YouGov<\/strong> in Argentina, Danimarca, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, soltanto il 12% si dichiara a proprio agio con notizie prodotte interamente dall\u2019AI. La quota sale al 21% quando \u00e8 prevista una supervisione umana, al 43% quando \u00e8 una persona a guidare il lavoro con un aiuto dell\u2019AI e al 62% per un contenuto interamente realizzato da un giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le singole attivit\u00e0 seguono la stessa gerarchia. Correzione grammaticale e traduzione raccolgono rispettivamente il 55% e il 53% di comfort; riscrivere un articolo per pubblici diversi scende al 30%, creare un\u2019immagine realistica quando non esiste una fotografia al 26%, usare un presentatore o un autore artificiale al 19%. <strong>Il pubblico non traccia una frontiera morale attorno allo strumento. Valuta quanto l\u2019AI si avvicina al punto in cui una persona dovrebbe testimoniare, interpretare e assumersi una responsabilit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Human in the loop<\/em>\u201d, per\u00f2, non pu\u00f2 ridursi a una formula rassicurante. Se l\u2019intervento umano consiste nel premere \u201cpubblica\u201d dopo una generazione automatica, la presenza della persona \u00e8 formale, non editoriale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1672\" height=\"941\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/TroppaAI_03.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14244\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Qualit\u00e0 percepita e provenienza come variabili autonome<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Una ricerca pubblicata nell\u2019agosto 2026 su <a href=\"https:\/\/www.cambridge.org\/core\/journals\/judgment-and-decision-making\/article\/bot-or-not-can-people-tell-the-difference-between-stories-written-by-a-human-or-by-an-ai-system\/45E6DC0BB90AA648654D5AE243F6C667\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Judgment and Decision Making<\/em><\/a> rende la questione ancora pi\u00f9 interessante. In un primo studio, 1.682 adulti statunitensi hanno letto uno di sei racconti brevi, tre scritti da autori e tre generati con ChatGPT. Nel complesso<strong>, le storie AI sono state giudicate pi\u00f9 coinvolgenti e di qualit\u00e0 superiore.<\/strong> Ma <strong>lo stesso testo riceveva valutazioni migliori quando veniva presentato come scritto da una persona<\/strong>. In due esperimenti successivi, con altri 905 partecipanti, la capacit\u00e0 di distinguere l\u2019origine dei racconti si \u00e8 fermata al livello del caso o al di sotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 una prova che l\u2019AI \u201cscriva meglio\u201d in assoluto: il campione include pochi racconti, un solo contesto nazionale e uno specifico genere. Dimostra per\u00f2 che <strong>qualit\u00e0 percepita e provenienza sono due variabili autonome<\/strong>. Possiamo apprezzare la fluidit\u00e0 di un contenuto e, contemporaneamente, assegnargli un significato diverso in base a chi crediamo lo abbia creato. <strong>L\u2019origine non \u00e8 un dettaglio esterno all\u2019opera ed entra nel modo in cui la valutiamo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo spiega perch\u00e9 il rifiuto verso contenuti generati da IA non si esaurir\u00e0 con modelli pi\u00f9 \u201cbravi\u201d. Quando gli errori visivi scompariranno e i testi saranno meno riconoscibili, rester\u00e0 la domanda: Che cosa sto comprando, condividendo o credendo? La qualit\u00e0 della superficie, l\u2019esperienza di qualcuno o entrambe?<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019estetica dell\u2019imperfezione \u00e8 gi\u00e0 diventata un prompt<\/h4>\n\n\n\n<p>Nel 2026 <a href=\"https:\/\/www.vogue.com\/article\/the-anti-ai-slop-playbook\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Vogue Business ha parlato di un vero \u201cAnti-AI Slop Playbook\u201d<\/a> per la moda: <strong>segnali di manualit\u00e0, materiali, imperfezioni visibili, esperienze fisiche e contenuti capaci di restituire una dimensione sensoriale. <\/strong>Nel lusso la tensione \u00e8 particolarmente evidente, perch\u00e9 velocit\u00e0 e replicabilit\u00e0 entrano in conflitto con valori costruiti storicamente su tempo, competenza, scarsit\u00e0 e savoir-faire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritorno del flash diretto, delle riprese a mano, dei provini, delle cuciture, delle voci non perfette e dei backstage \u00e8 il tentativo di rimettere nella comunicazione gli indizi del lavoro umano che la levigatura digitale aveva eliminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche questa strategia ha una data di scadenza se resta soltanto uno stile. Un generatore pu\u00f2 gi\u00e0 imitare una pellicola graffiata, una composizione casuale, un\u2019esitazione nella voce o un\u2019inquadratura da telefono. Pu\u00f2 produrre un backstage mai avvenuto e aggiungere l\u2019errore pi\u00f9 credibile. L\u2019imperfezione pu\u00f2 aumentare la sensazione di autenticit\u00e0; non certifica l\u2019autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La vera alternativa alla perfezione sintetica non \u00e8 allora il <strong><em>brutto programmato<\/em><\/strong>, ma la <strong>specificit\u00e0<\/strong> tramite nomi, luoghi, vincoli, materiali, competenze, conseguenze e punti di vista che reggono nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1672\" height=\"941\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/TroppaAI_04.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14246\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La trasparenza dei contenuti IA<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La trasparenza dei contenuti IA \u00e8 l\u2019obiettivo della <a href=\"https:\/\/c2pa.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Coalition for Content Provenance and Authenticity<\/a>. Lo standard aperto C2PA consente di associare a un file delle Content Credentials con una storia verificabile della creazione e delle modifiche, <strong>firmata crittograficamente<\/strong>. Pu\u00f2 indicare quale dispositivo o software sia stato usato, se sia intervenuta l\u2019AI e quali trasformazioni siano state dichiarate. <a href=\"https:\/\/blog.google\/innovation-and-ai\/products\/google-synthid-ai-content-detector\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Google, con SynthID<\/a>, segue una strada complementare, inserendo watermark impercettibili nei contenuti prodotti dai propri sistemi e offrendo strumenti per rilevarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2 agosto 2026 il tema non \u00e8 pi\u00f9 soltanto volontario. Le <a href=\"https:\/\/digital-strategy.ec.europa.eu\/en\/policies\/guidelines-ai-transparency-obligations\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">linee guida della Commissione europea sull\u2019articolo 50 dell\u2019AI Act<\/a> chiariscono obblighi di trasparenza per specifici sistemi: i fornitori devono predisporre marcature leggibili dalle macchine per contenuti generati o manipolati; chi impiega determinati sistemi deve informare il pubblico in presenza di deepfake e di testi su temi di interesse pubblico pubblicati senza revisione o controllo editoriale umano. Il <a href=\"https:\/\/digital-strategy.ec.europa.eu\/en\/policies\/code-practice-ai-generated-content\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Codice di buone pratiche europeo<\/a> \u00e8 volontario, ma gli obblighi di trasparenza dell\u2019articolo 50 sono giuridici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna di queste soluzioni equivale a una macchina della verit\u00e0. Lo stesso explainer C2PA \u00e8 esplicito: la provenienza pu\u00f2 dimostrare da dove arriva un file e se la sua storia dichiarata \u00e8 stata alterata, ma non stabilisce che ci\u00f2 che rappresenta sia accurato o fattuale. Una menzogna ben firmata resta una menzogna; un contenuto privo di credenziali non diventa automaticamente falso. Inoltre i metadati possono essere incompleti, rimossi o non adottati da tutti gli strumenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La provenienza \u00e8 utile proprio perch\u00e9 non promette di sostituire il giudizio. Riduce una parte dell\u2019incertezza e rende pi\u00f9 leggibile la catena di responsabilit\u00e0. Per un brand, per\u00f2, lo strato tecnico deve incontrarne uno editoriale: autore e competenze dichiarati, fonti accessibili, data e luogo, ruolo dell\u2019AI, revisione effettiva, materiali di processo, criteri con cui un\u2019informazione \u00e8 stata inclusa o scartata. Non basta dimostrare che il file non sia stato manomesso. Occorre mostrare chi \u00e8 disposto a rispondere del suo significato.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Se la perfezione \u00e8 abbondante, l\u2019umano diventa una scarsit\u00e0?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019umano non diventa raro perch\u00e9 le macchine cancellano le persone dalla produzione. Diventa raro perch\u00e9, in una quantit\u00e0 crescente di contenuti, la presenza umana non \u00e8 pi\u00f9 leggibile. Pu\u00f2 esserci un team dietro 70.000 clip e il pubblico continuare a non percepire una decisione. Pu\u00f2 esserci un singolo autore che usa intensamente l\u2019AI e lasciare, invece, una voce riconoscibile, fonti solide e una responsabilit\u00e0 inequivocabile.<\/p>\n\n\n\n<p>La scarsit\u00e0, quindi, non \u00e8 il gesto manuale in s\u00e9. \u00c8 l\u2019intenzione non sostituibile: qualcuno che ha visto, scelto, rischiato, imparato, incontrato o verificato qualcosa e che accetta di collegare il proprio nome al risultato. \u00c8 anche la presenza fisica con un evento, una conversazione, un luogo, un oggetto, una comunit\u00e0 e quando non viene usata come scenografia, ma come origine del racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per anni i brand hanno eliminato rumore, esitazioni e difetti per apparire affidabili. Ora la superficie impeccabile rischia di funzionare come camouflage: nasconde non soltanto l\u2019errore, ma anche la differenza. La nuova riconoscibilit\u00e0 potrebbe nascere da ci\u00f2 che non \u00e8 facilmente generalizzabile come una cultura precisa, persone reali, competenze nominate, regole dichiarate e una catena di provenienza che permetta di seguire il contenuto fino alla sua ragione d\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019internet sintetico<\/strong> ci costringer\u00e0 a smettere di trattare l\u2019autenticit\u00e0 come un look. In un ambiente nel quale possiamo generare qualsiasi cosa, il nuovo lusso sar\u00e0 poter dimostrare che qualcosa \u00e8 reale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre l\u2019intelligenza artificiale rende la produzione di contenuti quasi infinita, cresce il disagio verso un internet sempre pi\u00f9 sintetico, uniforme e difficile da decifrare. Tra AI slop, nuove forme di trasparenza e bisogno di provenienza, il valore si sposta dalla perfezione alla capacit\u00e0 di dimostrare chi c\u2019\u00e8 dietro ci\u00f2 che vediamo. In un mondo in cui tutto pu\u00f2 essere generato, la nuova scarsit\u00e0 potrebbe essere proprio ci\u00f2 che possiamo riconoscere come reale.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":14240,"template":"","tags":[],"cat_borders":[313],"class_list":["post-14239","noooborders","type-noooborders","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cat_borders-intelligenza-artificiale"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/noooborders\/14239","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/noooborders"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/noooborders"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14239"},{"taxonomy":"cat_borders","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/cat_borders?post=14239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}