{"id":11976,"date":"2025-09-25T11:51:49","date_gmt":"2025-09-25T09:51:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noooagency.com\/?post_type=noooborders&#038;p=11976"},"modified":"2026-03-13T17:03:53","modified_gmt":"2026-03-13T16:03:53","slug":"un-milione-di-ragazze-ucciderebbe-ancora-per-questo-lavoro-che-cosa-e-cambiato-ventanni-dopo-il-diavolo-veste-prada","status":"publish","type":"noooborders","link":"https:\/\/www.noooagency.com\/noooborders\/un-milione-di-ragazze-ucciderebbe-ancora-per-questo-lavoro-che-cosa-e-cambiato-ventanni-dopo-il-diavolo-veste-prada\/","title":{"rendered":"Un milione di ragazze ucciderebbe (ancora) per questo lavoro? Che cosa \u00e8 cambiato vent\u2019anni dopo &#8220;Il Diavolo veste Prada&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel 2006 <strong>Il Diavolo veste Prada<\/strong> portava sullo schermo il tema dell\u2019ambizione con la sua crudelt\u00e0. Era l\u2019epoca in cui il Dream-Job diventava una religione dell\u2019apparenza. Uffici da cui si usciva dopo le dieci di sera, notti spese per inseguire una scadenza, e la paura costante di non essere abbastanza forti, magre o brillanti per meritare quel posto.<br>Il film, tratto dal romanzo di <strong>Lauren Weisberger,<\/strong> non inventava nulla. Fotografava una verit\u00e0 che la cultura aziendale occidentale aveva gi\u00e0 interiorizzato: la devozione come misura del talento, la fatica come condizione di appartenenza, e una precisa estetica come strumento di selezione sociale. Nel frattempo, <strong>Miranda<\/strong> e <strong>Andy<\/strong> tornano sul set.&nbsp;<br>Proprio in queste settimane si girano in Italia alcune sequenze del sequel, prodotto da <strong>Disney<\/strong>, e non mancano gi\u00e0 le prime <strong>voci critiche<\/strong>: comparse che lamentano compensi bassi e turni lunghi, a conferma che il sogno e la realt\u00e0 continuano a sfiorarsi nello stesso punto di frizione. Vent\u2019anni dopo, viene spontaneo chiedersi se quel mito sia cambiato o se, come Miranda, abbia semplicemente cambiato abito per restare identico a s\u00e9 stesso.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il mito della vocazione: come nasce la \u201creligione del lavoro\u201d nel Fashion System<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019ossessione per l\u2019onnipresenza e la perfezione visiva oggi si \u00e8 in parte spostata dagli open space ai feed digitali. La performance \u00e8 diventata linguaggio comune, la reperibilit\u00e0 un dovere morale. Secondo l\u2019ultimo rapporto <a href=\"https:\/\/www.adpresearch.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/People-at-Work-2024-A-Global-Workforce-View.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>People at Work 2024<\/em><\/a><em> <\/em>dell\u2019ADP Research Institute, <strong>oltre la met\u00e0<\/strong> dei lavoratori globali si dichiara <strong>\u201csotto pressione costante\u201d <\/strong>nel tentativo di dimostrare motivazione e passione, anche quando queste sono esaurite.<br>Nel mondo della moda, la cultura del sacrificio non nasce con<strong> Il Diavolo veste Prada,<\/strong> ma \u00e8 il prodotto di una lunga genealogia estetica e industriale.&nbsp;<br>\u00c8 negli anni \u201980, con l\u2019esplosione delle riviste patinate e la globalizzazione dei marchi, che il lavoro editoriale e creativo assume i tratti di una vocazione. La redazione non \u00e8 pi\u00f9 solo luogo di produzione di contenuti, ma un <strong>palcoscenico identitario. <\/strong>L\u2019affermazione professionale coincide con la visibilit\u00e0, e il talento \u00e8 misurato in ore di presenza e capacit\u00e0 di sopportazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"IL DIAVOLO VESTE PRADA | Il colloquio di Andy\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/--hdEhwCJck?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aesthetic Labour: la prestazione estetica per incarnare il brand<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Uno studio pubblicato su <strong>Work, Employment &amp; Society<\/strong> evidenzia come l\u2019industria della moda e del lusso sia stata tra le prime a codificare il lavoro come atto performativo, dove il capitale simbolico relativo a gusto, stile, rete sociale, vale quanto o pi\u00f9 del salario. \u00c8 ci\u00f2 che la sociologia del lavoro definisce <strong>aesthetic labour:<\/strong> la prestazione estetica richiesta non solo al prodotto ma anche al corpo e al comportamento di chi lavora. Sorridere, essere impeccabili. In altre parole: <strong>incarnare il brand.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Eurostat, tra il 1995 e il 2020 l\u2019occupazione femminile nei settori \u201ccreativi e culturali\u201d in Europa \u00e8 aumentata del 37 %, ma con contratti mediamente pi\u00f9 precari del 20 % rispetto ad altri comparti industriali. In Italia, si stima che il 65 % delle professioni legate alla moda rientri nelle categorie a medio-basso reddito, pur essendo tra le pi\u00f9 qualificate in termini di competenze artistiche e digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cvocazione\u201d, in questo contesto, diventa dispositivo di controllo: interiorizzare l\u2019idea che la passione giustifichi tutto significa accettare orari infiniti, compensi in visibilit\u00e0 e un\u2019eterna disponibilit\u00e0 al sacrificio. \u00c8 la stessa logica che <strong>Il Diavolo veste Prada<\/strong> portava all\u2019estremo con la figura della direttrice infallibile, simbolo di un <strong>potere estetizzato<\/strong> che trasforma la subordinazione in rito di iniziazione. Da allora, quella narrazione non si \u00e8 dissolta: \u00e8 stata assorbita dal linguaggio delle start-up, dal lessico del <strong>dream job<\/strong> delle carriere creative, dove il confine tra arte e alienazione \u00e8 sottilissimo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dal glamour alla precariet\u00e0: anatomia del lavoro dietro le passerelle<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>\u00ab<em>Un milione di ragazze ucciderebbe per questo lavoro<\/em>\u00bb<\/strong>: la frase simbolo del film, pronunciata da Emily nel tentativo di convincere la nuova assistente Andy a non lamentarsi, suona oggi come un\u2019eco disturbante. Perch\u00e9 quel \u201clavoro dei sogni\u201d, fatto di tessuti pregiati, eventi esclusivi e caff\u00e8 serviti con deferenza, nasconde una realt\u00e0 industriale che raramente coincide con l\u2019immaginario.&nbsp;<br>Nel 2024 il <a href=\"https:\/\/www.fashionrevolution.org\/fashion-transparency-index\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Fashion Transparency Index<\/strong><\/a>, ha analizzato 250 tra i pi\u00f9 grandi brand globali del settore moda, rilevando un <strong>punteggio medio di trasparenza del 26 %.<\/strong> Solo una minoranza dei marchi fornisce informazioni complete sulle condizioni di lavoro nella propria filiera, a conferma di un settore che comunica pi\u00f9 le intenzioni che azioni pratiche. Le altre restano opache, pur dichiarando impegni etici nei bilanci di sostenibilit\u00e0.<br>Dietro le sfilate, i red carpet e i comunicati stampa levigati, la quotidianit\u00e0 dei lavoratori del settore \u00e8 infatti segnata da <strong>precariet\u00e0 <\/strong>e<strong> turni imprevedibili.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il \u00abThat\u2019s all\u00bb di Miranda: la frase che ha insegnato a obbedire con stile<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>In Italia, il 68 % delle assunzioni nel comparto moda avviene con <strong>contratti a termine<\/strong>; solo il 18 % a tempo indeterminato. Nel comparto editoriale di moda, i freelance rappresentano ormai la maggioranza: l\u2019Ordine dei Giornalisti stima che oltre il 60 % dei collaboratori nel settore lifestyle percepisca compensi inferiori a 5.000 euro annui.<br>Le <strong>\u201cragazze che ucciderebbero per questo lavoro\u201d<\/strong> sono oggi <strong>giovani professioniste che accettano stage non retribuiti, orari indefiniti, disponibilit\u00e0 totale.<\/strong> Lo status symbol non \u00e8 pi\u00f9 la borsa griffata, ma la <strong><em>survivorship<\/em><\/strong>: la capacit\u00e0 di resistere, di apparire lucide dopo settimane di shooting ininterrotti, scadenze serrate e orari estremi.<br>Il culto dell\u2019abnegazione \u00e8 diventato una prassi dove velocit\u00e0 e reperibilit\u00e0 continua \u00e8 un dovere implicito.&nbsp;<br>Le parole che nel film scandivano la ferocia ironica di Miranda: <strong>\u00abQuesto \u00e8 tutto!\u00bb<\/strong>, pronunciate dopo una richiesta impossibile fatta ad Andy, oggi suonano meno come una battuta e pi\u00f9 come un monito sistemico.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;estetica del burnout<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel 2019 l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha inserito il <strong>burnout<\/strong> nella classificazione ICD-11 come \u201cfenomeno occupazionale\u201d derivante da stress cronico non gestito sul lavoro. Secondo l\u2019APA Work in America Survey 2023, il <strong>77 % <\/strong>dei lavoratori statunitensi ha sperimentato almeno un sintomo di<strong> burnout, <\/strong>con <strong>picchi nei settori creativi, comunicazione <\/strong>e<strong> retail moda.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A livello globale, il report <a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/industries\/retail\/our-insights\/state-of-fashion-2024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>McKinsey \u2013 State of Fashion 2024<\/strong><\/a> conferma che il 40 % dei professionisti del fashion dichiara livelli elevati di stress e affaticamento mentale, in crescita rispetto al 2022.Nelle aziende del lusso e nei reparti creativi, l\u2019efficienza resta metrica di status: ore extra, reperibilit\u00e0 costante, visibilit\u00e0 come forma di presenza. \u00c8 la traduzione reale di una cultura estetica che premia l\u2019iper-disponibilit\u00e0, un\u2019eredit\u00e0 diretta del sacrificio che <strong>Il Diavolo veste Prada<\/strong> ha reso simbolo pop. Oggi, per\u00f2, dietro la patina glamour, l\u2019industria mostra segni di esaurimento collettivo<strong>. Creativit\u00e0 in calo, turnover da record, e dimissioni volontarie in crescita.<\/strong> Il sacrificio estetizzato non \u00e8 pi\u00f9 virt\u00f9, \u00e8 il sintomo conclamato di un sistema che consuma le sue migliori energie per restare in piedi sotto i riflettori.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/industries\/retail\/our-insights\/state-of-fashion-2024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1254\" height=\"592\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/stateoffashion2024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12565\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il \u201cpotere che non si discute\u201d sta cambiando?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Dopo il 2017, il movimento <a href=\"about:blank\">#MeToo<\/a> ha scosso anche il fashion system che ha dovuto confrontarsi con denunce di abusi che hanno scardinato l\u2019aura d\u2019impunit\u00e0 di molti set. Nel 2018, a seguito di un\u2019<a href=\"https:\/\/www.vogue.com\/article\/mario-testino-bruce-weber-accused-sexual-misconduct\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">inchiesta<\/a> riportata da <strong>Vogue,<\/strong> due fotografi di fama sono stati accusati di condotte inappropriate.<br><strong>Cond\u00e9 Nast<\/strong> ha comunicato che non avrebbe pi\u00f9 commissionato loro nuovi lavori, avviando una revisione delle pratiche di sicurezza.&nbsp;<br>Nello stesso clima, il CFDA e la Model Alliance hanno sostenuto misure concrete alla <strong>New York Fashion Week<\/strong>: per la prima volta sono state previste <strong>aree di cambio private per le modelle<\/strong>, come riportato da un <a href=\"https:\/\/time.com\/5136293\/new-york-fashion-week-models-private-changing-areas\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo<\/a> su <strong>TIME.<\/strong><br>Sul versante sistemico, l\u2019ILO ha pubblicato nel 2022 il primo <a href=\"https:\/\/www.ilo.org\/resource\/news\/violence-and-harassment-work-has-affected-more-one-five-people\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">studio globale<\/a> comparabile su violenza e molestie nel lavoro: oltre 1 persona su 5 riferisce di averle sperimentate nel corso della vita lavorativa, con maggiore esposizione per le donne. In Europa, l\u2019indice <a href=\"https:\/\/eige.europa.eu\/gender-equality-index\/2024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">EIGE 2023<\/a> colloca l\u2019Italia a 68,2\/100 (sotto la media UE di 71) nell\u2019uguaglianza di genere, segnalando margini di miglioramento nella dimensione \u201clavoro\u201d. Nel frattempo, i grandi editori hanno introdotto codici di condotta che fissano standard su et\u00e0 minima, privacy e consenso sui set.<br>La leadership carismatica resta un fattore critico: quando il potere coincide con l\u2019accesso alla carriera, il dissenso si fa raro. Ma <strong>la combinazione di policy vincolanti, standard di set pi\u00f9 sicuri e pressione pubblica sta trasformando il perimetro della tollerabilit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ritorno al reale: lavoro, etica e immaginario nella moda contemporanea<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Dopo anni di storytelling aspirazionale, il fashion system sembra riscoprire il valore del reale. I dati di McKinsey \u2013 <a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/industries\/retail\/our-insights\/state-of-fashion-2024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The State of Fashion 2024<\/a> mostrano che <strong>il 67 % dei consumatori della Generazione Z dichiara di preferire brand che dimostrano \u201cautenticit\u00e0 e responsabilit\u00e0 verso i lavoratori\u201d.<\/strong> Il trend si riflette nei programmi interni delle grandi maison. <a href=\"https:\/\/www.kering.com\/en\/sustainability\/people-in-the-supply-chain\/women-in-the-supply-chain\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Kering<\/strong><\/a> ha avviato programmi dedicati alle donne nelle filiere della moda, in particolare in Italia, dove ha condotto uno studio su 189 fornitori e 880 lavoratori per analizzare condizioni, salari e opportunit\u00e0 di carriera<br>Parallelamente, cresce il numero di aziende che collegano il benessere creativo alla produttivit\u00e0. <strong>Prada<\/strong> ha introdotto, nel suo <a href=\"https:\/\/www.pradagroup.com\/en\/sustainability\/prada-impact\/impact.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sustainability Report<\/a>, un sistema di monitoraggio delle ore lavorative e di formazione sulla salute mentale; mentre <strong>Valentino <\/strong>ha pubblicato un <a href=\"https:\/\/valentino-cdn.thron.com\/static\/0FJG2K_V2_Valentino_Code_of_Ethics_3CFUPM.pdf?xseo=&amp;response-content-disposition=inline%3Bfilename%3D%22v2_valentino_code_of_ethics.pdf%22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">codice etico<\/a> che integra clausole specifiche su work-life balance e sicurezza. I brand italiani registrano un punteggio medio di <strong>27\/100<\/strong> sulla trasparenza sociale: <strong>in aumento di 5 punti rispetto all\u2019anno precedente<\/strong>, ma ancora insufficiente a garantire reale accountability.<br>Dietro la retorica del \u201ccare\u201d si intravede un doppio movimento: da un lato un tentativo di riforma etica, dall\u2019altro una nuova estetica della responsabilit\u00e0. Il lavoro diventa parte della narrazione di marca, e il benessere, dopo anni di culto della fatica, torna lentamente a essere un valore, ma anche, inevitabilmente, un prodotto da comunicare.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uccideremmo ancora per questo lavoro?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel finale de <strong>Il Diavolo veste Prada<\/strong>, Andy getta il cellulare nella fontana di Place de la Concorde. \u00c8 un gesto simbolico: il rifiuto di un sistema dove il successo coincide con l\u2019annientamento di s\u00e9. Vent\u2019anni dopo, quella scena conserva una potenza quasi documentaria. La cultura della moda e del lavoro creativo continua a oscillare tra seduzione e logoramento, ma le nuove generazioni, cresciute nel culto dell\u2019efficienza, iniziano a riconoscere il prezzo nascosto del mito.<br><strong>La principale sfida per il settore non \u00e8 pi\u00f9 la crescita, ma la tenuta psicologica dei suoi professionisti.<\/strong> Lo stress, la pressione competitiva e la difficolt\u00e0 di mantenere un equilibrio tra vita e lavoro hanno sostituito la fame di riconoscimento come cifra del tempo. Il sogno patinato delle redazioni e delle sfilate \u00e8 diventato un modello globale di produttivit\u00e0 estetizzata: connessione perpetua, creativit\u00e0 misurata in metriche, disponibilit\u00e0 come valore morale.<br>Nel film, dopo l\u2019addio di Andy, <strong>Miranda Priestly<\/strong> chiude la portiera dell\u2019auto e lo sguardo resta lucido, impenetrabile, attraversato appena da un\u2019ombra di rimorso. \u00c8 il potere che sopravvive al proprio disincanto, mentre, per la prima volta, qualcosa comincia a incrinarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Articolo a cura di Ilaria De Togni<\/span><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film, tratto dal romanzo di Lauren Weisberger,  non inventava nulla. 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