{"id":10694,"date":"2025-10-14T11:02:59","date_gmt":"2025-10-14T09:02:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noooagency.com\/?post_type=noooborders&#038;p=10694"},"modified":"2025-10-21T01:05:55","modified_gmt":"2025-10-20T23:05:55","slug":"oggi-la-forza-di-un-brand-si-misura-in-rilevanza-culturale","status":"publish","type":"noooborders","link":"https:\/\/www.noooagency.com\/noooborders\/oggi-la-forza-di-un-brand-si-misura-in-rilevanza-culturale\/","title":{"rendered":"Oggi la forza di un Brand si misura in Rilevanza Culturale\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p>Un brand non perde rilevanza quando i numeri rallentano. Accade molto prima, quando inizia a non essere pi\u00f9 parte attiva delle conversazioni, quando i suoi messaggi cessano di attivare una <strong>partecipazione collettiva.&nbsp;<\/strong><br>Non si tratta semplicemente di campagne inefficaci o contenuti deboli: <strong>il vero rischio nasce quando la marca smette di sintonizzarsi sui codici emergenti del proprio tempo.<\/strong> Quando la sua voce, pur presente, smette di vibrare all\u2019unisono con le tensioni sociali, i linguaggi collettivi e le estetiche dominanti.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>La visibilit\u00e0 non basta pi\u00f9<\/strong>&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Nel sistema contemporaneo &#8211; frammentato, iperconnesso e in costante ridefinizione &#8211; <strong>la visibilit\u00e0 non basta pi\u00f9<\/strong>. A contare \u00e8 la capacit\u00e0 del brand di risultare culturalmente risonante, di inserirsi in <strong>flussi simbolici distintivi<\/strong>, interpretando le trasformazioni in atto e restituendo senso alla collettivit\u00e0.&nbsp;<br><strong>Le nuove generazioni non premiano la mera esposizione, ma riconoscono valore a chi sa agire come soggetto culturale. <\/strong>Non cercano campagne patinate, ma contenuti che rispecchino le proprie visioni, fragilit\u00e0, urgenze.<br>Oggi, un brand che non sa pi\u00f9 intercettare i segni del tempo non viene attaccato, viene semplicemente <strong>ignorato<\/strong>. Come si misura, dunque, questa forma di rilevanza? E soprattutto: quali segnali indicano che una marca sta scivolando fuori dal campo di attenzione simbolica della cultura attuale?<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>Da presenza mediatica a partecipazione culturale<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Per anni, la rilevanza di marca \u00e8 stata misurata con parametri statici: <em>share of voice, top of mind, brand awareness<\/em>.&nbsp;<br>In uno scenario dominato dai media tradizionali e da un modello comunicativo unidirezionale, bastava esserci per \u201ccontare\u201d. <strong>La memorabilit\u00e0 pubblicitaria si costruiva attraverso la ripetizione, il presidio degli spazi, l\u2019uniformit\u00e0 visuale. <\/strong>Era l\u2019epoca del <em>push,<\/em> dove la cultura dominante era in gran parte omogenea, e i brand potevano ancora permettersi di \u201cparlare a tutti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa impostazione ha iniziato a mostrare le prime crepe con l\u2019avvento dei social media, ma \u00e8 crollata definitivamente con l\u2019ingresso della Gen Z nel mercato e con la frammentazione radicale degli immaginari collettivi. Secondo un report di Deloitte del 2023,<strong> il 57% dei consumatori tra i 18 e i 30 anni <\/strong>percepisce come \u201csuperato\u201d un brand che comunica in modo generico o neutro rispetto ai temi culturali del momento.<strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>In questo nuovo contesto, la rilevanza non \u00e8 pi\u00f9 legata solo alla notoriet\u00e0, ma alla capacit\u00e0 di un brand di agire come agente culturale. <strong>Non basta essere presenti. Bisogna essere percepiti come necessari, sintonizzati, coinvolti.<\/strong> <\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Questo implica un cambio di paradigma profondo: la comunicazione non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi a veicolare valori aziendali predefiniti, ma deve dimostrare di comprendere \u2013 e prendere posizione \u2013 su tensioni, aspirazioni e conversazioni attuali.&nbsp;<br><br><strong>La vera metrica non \u00e8 pi\u00f9 la visibilit\u00e0, ma la vitalit\u00e0 culturale. <\/strong>E molti brand, ancora ancorati a logiche da broadcast, stanno parlando a un mondo che non esiste pi\u00f9.<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"630\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/rilevanza-culturale-cover-03.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-11905\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come capire se un brand ha&nbsp;perso rilevanza culturale?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Secondo lo <em>State of Social Media Report 2024<\/em> di Meltwater, l\u2019engagement medio dei brand su Instagram \u00e8 sceso dal 1,42% del 2020 allo 0,67% nel 2023, con picchi negativi per i marchi percepiti come <strong>\u201cfuori contesto\u201d.<\/strong><br>Ma la perdita di rilevanza non avviene all\u2019improvviso: \u00e8 un processo graduale, rilevabile attraverso sintomi precisi, misurabili e spesso sottovalutati.&nbsp;<br>Uno dei primi segnali \u00e8 la <strong>riduzione dell\u2019engagement organico<\/strong>, ovvero l\u2019interazione spontanea da parte del pubblico ai contenuti pubblicati.&nbsp;<br>Non si tratta solo di un calo di like o commenti, ma di una perdita di risonanza: il contenuto <strong>non stimola pi\u00f9 conversazioni<\/strong> n\u00e9 viene percepito come parte del discorso collettivo.<br>Un altro segnale \u00e8 la crescente neutralit\u00e0 delle menzioni spontanee nei canali digitali. <strong>Quando un brand smette di essere evocato nei trend topic, nelle conversazioni virali o nei contenuti UGC <\/strong>(user generated content), <strong>\u00e8 sintomo di una perdita di \u201cpeso simbolico\u201d<\/strong>.&nbsp;<br>Brandwatch, nel suo <em>Brand Visibility Index<\/em>, ha rilevato che <strong>i marchi con la pi\u00f9 alta crescita in share of voice culturale erano quelli capaci di inserirsi in conversazioni non commerciali: temi identitari, cause sociali, estetiche emergenti.<\/strong><br>Anche il <strong>tono di voce<\/strong> percepito come obsoleto o generico \u00e8 un indicatore critico. L\u2019audience, soprattutto under 30, \u00e8 in grado di riconoscere immediatamente i codici linguistici scollegati dalla propria realt\u00e0. Un\u2019analisi semantica di Talkwalker, condotta su oltre 900.000 commenti a post pubblicitari nel settore fashion &amp; beauty, mostra come <strong>espressioni generiche, formali o eccessivamente corporate riducano l\u2019intenzione di interazione fino al 38%.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quando un brand diventa\u00a0<em>icona culturale<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Un brand diventa un\u2019icona culturale quando smette di rappresentare solo se stesso e inizia a riflettere l\u2019epoca in cui vive.<\/strong>\u00a0<br>Tuttavia, secondo un&#8217;analisi condotta da Youmark nel 2024, <strong>solo il 3% dei brand oggi esistenti possiede realmente queste caratteristiche. <\/strong>Un elemento essenziale dei brand iconici, infatti, non risiede soltanto nella loro riconoscibilit\u00e0 immediata, ma nella capacit\u00e0 di rappresentare qualcosa che le persone ammirano, desiderano e considerano profondamente significativo<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Valore simbolico\u00a0<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Un esempio suggestivo \u00e8 offerto dal <strong>calendario perpetuo Timor<\/strong>, firmato nel 1967 da <strong>Enzo Mari<\/strong>. La sua forma \u00e8 ispirata ai vecchi cartelli ferroviari degli anni Quaranta, quando Mari era ancora un bambino. L\u2019autore lo descrive non semplicemente come un oggetto di design, ma come uno <strong>strumento che educa alla cura e alla consapevolezza<\/strong>: caratteristiche che lo hanno reso sempre attuale nel corso degli anni, <strong>non uscendo mai di produzione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abI calendari perpetui richiedono interazione:&nbsp;occorre ricordarsi di aggiornarli ogni giorno\u00bb.&nbsp;<\/em><br><em>Enzo Mari<\/em><br><br>In quel gesto quotidiano, semplice ma intenzionale, risiede un <strong>valore simbolico profondo che supera l&#8217;oggetto stesso e diventa esperienza, condivisione e memoria culturale.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I brand iconici non si limitano a produrre oggetti,<strong> generano simboli.<\/strong> Ogni oggetto nasce da una visione progettuale precisa, capace di trascendere la sua funzione e sopravvivere al tempo. <strong>A renderlo iconico non \u00e8 la sua forma, ma il pensiero che incarna: un\u2019idea chiara, riconoscibile, che si radica nell\u2019immaginario collettivo. <\/strong>A farsi icona \u00e8 il significato profondo che porta con s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriviamo cos\u00ec a una caratteristica decisiva dei brand iconici: la loro capacit\u00e0 di trascendere il momento storico e risultare attuali <strong>in ogni epoca<\/strong>. Tale immortalit\u00e0 non \u00e8 frutto esclusivamente di continui investimenti pubblicitari o strategie di marketing: deriva dall&#8217;abilit\u00e0 della marca di soddisfare un desiderio in modo autentico e distintivo, alimentando un attaccamento emotivo che trova conferma costante nell&#8217;esperienza concreta del prodotto stesso.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La <em>reinvenzione coerente<\/em>&nbsp;dei grandi brand&nbsp;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019iconicit\u00e0 non \u00e8 mai il risultato di una semplice formula creativa. \u00c8 l\u2019esito di una strategia culturale profonda, capace di proteggere il brand nel tempo e accompagnarlo attraverso i mutamenti del mercato, senza perderne l\u2019identit\u00e0. Funziona come una <strong>corazza narrativa<\/strong>: preserva la coerenza simbolica del marchio e lo difende dalla dispersione semantica che spesso accompagna la sovraesposizione o la standardizzazione.<br>Ma proprio perch\u00e9 \u00e8 legata a significati profondi e condivisi, <strong>l\u2019iconicit\u00e0 non pu\u00f2 essere considerata un punto di arrivo. \u00c8, piuttosto, una responsabilit\u00e0 in divenire.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Un brand che si irrigidisce nel proprio successo visivo, che si aggrappa a forme e codici superati per timore di smarrire la propria riconoscibilit\u00e0, rischia di diventare un clich\u00e9. \u00c8 ci\u00f2 che viene definito \u201cerrore statico\u201d: la rinuncia ad aggiornare il linguaggio per paura di rompere la continuit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Eppure, \u00e8 proprio nella capacit\u00e0 di evolvere senza snaturarsi che risiede la forza autentica di una marca iconica. Il suo valore non sta nella ripetizione, ma nella <strong>reinvenzione coerente<\/strong>. Trasformarsi mantenendo saldo il proprio <strong>nucleo simbolico<\/strong> non \u00e8 solo una necessit\u00e0 estetica: \u00e8 una condizione imprescindibile per continuare a parlare la lingua del presente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"630\" src=\"https:\/\/www.noooagency.com\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/rilevanza-culturale-cover-01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-11901\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><br><strong><em>Every Coca\u2011Cola Is Welcome<\/em>: quando il brand diventa espressione culturale globale\u00a0<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel 2024 Coca\u2011Cola lancia la campagna internazionale <strong>Every Coca\u2011Cola Is Welcome<\/strong>, una strategia radicale che valorizza le <strong>reinterpretazioni spontanee <\/strong>del celebre logo. Artisti di strada, negozianti e comunit\u00e0 locali in paesi come Brasile, Messico, Indonesia, Australia e Stati Uniti trasformano insegne e murales con versioni personali del marchio: scritte calligrafiche, simboli urbani, variazioni cromatiche.&nbsp;<br><strong>Invece di reprimere queste iniziative, Coca\u2011Cola sceglie di amplificarle, riconoscendole come autentiche forme di appartenenza culturale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abQueste variazioni, non ufficiali, audaci ma reali,\u00a0dimostrano come il logo sia profondamente\u00a0<\/em><br><em>radicato nelle culture locali\u00bb.\u00a0<\/em> <em>Islam ElDessouky &#8211;\u00a0 Global VP creative di Coca\u2011Cola<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Islam ElDessouky, VP globale della creativit\u00e0 del marchio, chiariscono il principio che ispira questo progetto: <strong>abbandonare il rigore dei brand monolitici per abbracciare l\u2019\u201cimperfezione locale\u201d come forma di autenticit\u00e0. <\/strong>Coca\u2011Cola non appartiene solo all\u2019azienda, ma anche alle persone che la vivono e la reinterpretano.<\/p>\n\n\n\n<p>La campagna si sviluppa su pi\u00f9 livelli: dalla presenza su affissioni globali, comprese le proiezioni a Times Square, fino ai contenuti digitali su YouTube e Instagram, in cui le storie degli artisti e dei commercianti coinvolti danno volto umano al brand. Ne emerge una narrazione corale che riflette i gesti quotidiani, la creativit\u00e0 popolare, il legame spontaneo con il territorio. <strong><em>Every Coca\u2011Cola Is Welcome<\/em> non \u00e8 un\u2019operazione estetica: \u00e8 un atto culturale. <\/strong>E rende visibile il passaggio del brand da icona globale a piattaforma partecipativa.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>Mulino Bianco: dal logo illustrato alla narrativa nostalgica&nbsp;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nato nel 1975 come risposta alla crisi economica della casa madre Barilla, <strong>Mulino Bianco<\/strong> <strong>viene concepito fin dall\u2019inizio come un progetto narrativo.<\/strong> Il suo linguaggio simbolico \u2013 le orecchie di grano, il mulino, i fiori \u2013 fonde natura, tradizione e autenticit\u00e0 in un\u2019immagine coerente e rassicurante. Il logo, disegnato da Gi\u00f2 Rossi con la collaborazione di Cesare Trolli su ispirazione di antiche litografie, richiama la corrente dell\u2019Art Nouveau e si impone come segno riconoscibile e intergenerazionale. Il successo \u00e8 immediato: <strong>nel primo anno il marchio conquista il 7% del mercato e oggi domina il segmento della prima colazione in Italia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I ricordi d\u2019infanzia sono il fulcro della campagna 2025 di Mulino Bianco, pensata per celebrare il legame affettivo&nbsp;che unisce il pubblico al brand.<br>Ma l\u2019identit\u00e0 di Mulino Bianco non si \u00e8 mai irrigidita. Per il venticinquesimo anniversario il logo viene ridisegnato, mantenendo gli elementi fondanti ma rinnovandone la struttura: il mulino assume tratti pi\u00f9 essenziali, la palette si fa pi\u00f9 luminosa, il disegno guadagna equilibrio tra semplicit\u00e0 visiva e ricchezza narrativa. L\u2019approccio \u00e8 strategicamente sottile: non si sceglie di modernizzare l\u2019estetica, ma di attualizzare il significato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal 2022 il brand rafforza il proprio impegno anche sul piano etico.<\/strong> La Carta del Mulino prevede la destinazione del 3% dei terreni agricoli a fioriture libere, per incentivare la biodiversit\u00e0 e favorire la rigenerazione del suolo. Questo gesto simbolico e concreto insieme rafforza il posizionamento ambientale del marchio, rendendolo culturalmente allineato ai valori emergenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2025, in occasione del <strong>cinquantesimo anniversario<\/strong>, il brand celebra la propria storia con la campagna <strong>50 Years of Good Memories<\/strong>: il 24 febbraio 2025 l\u2019azienda lancia uno spot ideato per rendere omaggio alla lunga storia della marca. Il filmato, che si apre con il logo del brand e la scritta <strong>\u201c50 anni di ricordi buoni\u201d<\/strong>, accompagna lo spettatore in un viaggio che parte dal 1975 \u2013 anno di nascita dell\u2019azienda \u2013 fino ad arrivare ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I ricordi d\u2019infanzia sono il fulcro della campagna di Mulino Bianco, pensata per celebrare il legame affettivo che unisce il pubblico al brand<\/strong>. L\u2019intera operazione ruota attorno al tema della memoria, come suggerisce anche il titolo dello spot. I contenuti mettono in evidenza il forte legame degli italiani con la marca: non a caso, nel documento citato, l\u2019azienda riporta i dati di un\u2019indagine condotta da AstraRicerche secondo cui <strong>quasi 9 italiani su 10 <\/strong>(l\u201986% dei partecipanti al sondaggio)<strong> menziona ricordi d\u2019infanzia in cui il brand era presente, <\/strong>mentre l\u201988,3% degli intervistati dichiara di aver consumato i prodotti Mulino Bianco da bambini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Mulino Bianco | 50 anni di ricordi buoni\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/McY1MGBPpTw?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https:\/\/www.noooagency.com\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Mulino Bianco non \u00e8 solo un marchio di prodotti da forno. \u00c8 diventato un<strong> ecosistema valoriale, emotivo e culturale.<\/strong> La sua iconicit\u00e0 si fonda sulla coerenza simbolica, sull\u2019aderenza ai bisogni collettivi, sulla capacit\u00e0 di evocare, oggi come allora, una promessa condivisa: <strong>bont\u00e0, cura, radici<\/strong>.&nbsp;<br><strong>Non \u00e8 un brand che attraversa il tempo: \u00e8 un brand che lo custodisce.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>Se il brand non ascolta la cultura del pubblico, il pubblico non ascolter\u00e0 il brand<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><em>Un marchio \u00e8 un insieme di segni&nbsp;che devono essere continuamente interpretati.<\/em><br><em>Umberto Eco, \u201cTrattato di semiotica generale\u201d, 1975 \u2013 Bompiani<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel tempo della saturazione comunicativa, l\u2019irrilevanza non si manifesta come assenza, ma come <strong>presenza inerte<\/strong>. \u00c8 l\u2019essere visibili senza dire nulla, comunicare senza generare ascolto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>Oggi non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente \u201cfare branding\u201d: \u00e8 necessario partecipare attivamente al dialogo collettivo.<\/strong> Un brand rilevante non \u00e8 quello che grida pi\u00f9 forte, ma quello che costruisce significato, che porta visione, valori, immaginari condivisi. <strong>E che sa abitarli nel tempo, senza esserne prigioniero.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia offre esempi preziosi di questa consapevolezza culturale. I musei d\u2019impresa \u2013 come quelli di Barilla, Alessi o Kartell \u2013 non sono semplici archivi di prodotto: sono narrazioni visive del pensiero imprenditoriale, della sua estetica e dei suoi valori. Raccontano la cultura del lavoro come progetto, l\u2019identit\u00e0 della marca come memoria viva. Trasformano la storia in esperienza, e la marca in patrimonio collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel mondo della <strong>moda italiana<\/strong> alcuni brand hanno saputo intercettare il mutamento semantico del lusso: da status a gesto identitario. Etro ha rinnovato la propria iconicit\u00e0 visiva attraverso una narrazione fluida e multietnica; Marni ha fatto dell\u2019artigianato e dell\u2019imperfezione un linguaggio distintivo; Gucci, sotto la direzione creativa di Alessandro Michele, ha trasformato la citazione colta e pop in codice estetico e culturale, intrecciando moda, arte, musica e memoria queer.<\/p>\n\n\n\n<p>Come scriveva Umberto Eco, \u201c<strong>un marchio \u00e8 un insieme di segni che devono essere continuamente interpretati<\/strong>\u201d. E se il marchio smette di generare interpretazione, smette anche di esistere culturalmente.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le nuove generazioni<br \/>\nnon premiano la mera esposizione,<br \/>\nma riconoscono valore a chi sa agire<br \/>\ncome soggetto culturale. <\/p>\n","protected":false},"featured_media":11903,"template":"","tags":[],"cat_borders":[266],"class_list":["post-10694","noooborders","type-noooborders","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cat_borders-marketing-e-comunicazione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/noooborders\/10694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/noooborders"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/noooborders"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11903"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10694"},{"taxonomy":"cat_borders","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.noooagency.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/cat_borders?post=10694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}